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QUALI RISCHI PER I LAVORATORI IN FRONT LINE: l’Autoferrotranviere e il CORONAVIRUS


Emergenza CORONAVIRUS,RISCHIO BIOLOGICO,SICUREZZA E IGIENE NEI LUOGHI DI LAVORO: la figura dell’Autoferrotranviere

PREMESSA
Il 30.01.2020 l’OMS ha ufficializzato l’emergenza sanitaria di rilevanza internazionale per l’epidemia da COVID-19.
Le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento e gestione della situazione epidemiologica, vietando anche ogni allontanamento dal comune o dall’area interessata dal contagio o dove vi sia almeno una persona positiva al virus.
Ognuno di noi è invitato a collaborare seguendo le istruzioni contenute nel decreto legge n.6/2020 e nel decreto del Presidente del Consiglio del 4.3.2020.
Tra gli altri:
  1. Sospesi i congressi, le riunioni, i meeting e gli eventi sociali in luoghi chiusi e con aggregamenti di persone e/o affollamenti.
  2. Tra le persone va tenuta una distanza di sicurezza di almeno un metro.
  3. E’ fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.
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E cosa succede ai lavoratori in front line?
Escludendo medici, infermieri e personale socio-sanitario che hanno protocolli rigorosi e molto efficaci, è giusto interrogarci sui rischi cui incorrono autisti, macchinisti, bigliettai, personale in front office nelle grandi aziende di trasporto pubblico.

Secondo l’articolo 267, d.lgs. n. 81/08, s'intende per:
a) agente biologico: qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni;
b) microrganismo: qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico;
c) coltura cellulare: il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da organismi pluricellulari.
 
Le aziende di trasporto pubblico dovrebbero operare ad ampio spettro per la tutela dei lavoratori più esposti e, tra i rischi legati alla sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro, vi è anche il rischio biologico.
In questi giorni di grande difficoltà, i quesiti posti da alcuni lavoratori sono notevoli ed altrettanto notevoli sono le rispettive preoccupazioni per il fondato timore di contrarre il COVID-19, Coronavirus.
Le aziende a rischio biologico sono sostanzialmente di due tipi:
  • quelle che utilizzano per le proprie attività organismi biologici, per esempio i laboratori di ricerca biotecnologica, le aziende farmaceutiche, le aziende agro alimentari o quelle che lavorano nel campo del trattamento dei rifiuti;
  • quelle che non fanno uso deliberato di agenti biologici ma che, potenzialmente, potrebbero entrare in contatto con essi (aziende zootecniche, alimentari e tutte quelle attività in generale in cui vi sia contatto interpersonale con un significativo numero di individui).
La principale via di trasmissione di un agente biologico è proprio quella indiretta, veicolata cioè da un vettore che trasferisce da un individuo malato o portatore ad uno sano la carica batterica o virale necessaria per dare origine alla malattia.
In sostanza, i luoghi pubblici, i supermercati, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e metropolitane, i luoghi con grande affluenza di persone, sono sempre da considerare potenzialmente a rischio biologico e, quindi, vanno sottoposti ad attente misure di prevenzione e sorveglianza.
Macchinisti di metropolitane ed Autoferrotranvieri adibiti al trasporto pubblico locale rappresentano una larga fetta di questo personale dipendente soggetto a rischio biologico, da sempre, e non può certo tacersi sul fatto che gli utenti del servizio pubblico spesso, soprattutto in una grande città come Roma, prendono d’assalto autobus, metro, tram, mettendo a rischio anche se stessi rispetto a contagi massivi.
Il conducente, quindi, privo di idonei dispositivi di sicurezza e protezione, “assorbe” tutto ciò che si diffonde all’interno del veicolo e per tutta la durata del suo turno di guida giornaliero.
Non basta ad arginare i rischi l’uso di gel antisettico per l’igiene delle mani nè può bastare la sanificazione straordinaria delle vetture, misure senz’altro necessarie ma insufficienti a garantire una completa prevenzione dal rischio di contagio.
Sono misure insufficienti perchè, fondamentalmente, il principale veicolo del virus è proprio l’essere umano portatore sano del virus o affetto dalla malattia.
Bisogna, quindi, intervenire sul fattore “affluenza”.
E’ necessario, cioè, introdurre sistemi adeguati per ridurre i flussi della moltitudine di utenti o quantomeno sistemi adeguati per controllare gli ingressi alle stazioni metropolitane e per calmierare il flusso di salita su bus, metro e tram, almeno sulle linee connotate da particolare affollamento.
Non è certo di poco conto l’avere sospeso le corse attive per il trasporto di studenti, vista, del resto, la misura di sospensione delle attività scolastiche di vario ordine, disposta con DPCM del 4.3.2020.
Oltre ad approntare ottimali condizioni ambientali del posto di guida (ventilazione, riscaldamento, sbrinamento del parabrezza, sanificazione), oltre a bloccare immediatamente l’uso delle vetture non dotate di cabine-guida chiuse, per introdurre sistemi di controllo dei flussi, sarebbe utile che il personale addetto alla controlleria, prima della salita dei passeggeri, svolgesse funzioni di “verifica” sul numero massimo di utenti da poter trasportare secondo la capienza indicata a bordo vettura, capienza che, nella maggioranza dei casi, viene di gran lunga superata e puntualmente non rispettata, determinando “massificazioni” umane sui mezzi pubblici.
Ai tornelli delle metropolitane, presso cui è obbligatorio obliterare i titoli di viaggio, il personale addetto alla controlleria, coadiuvato dal personale addetto alla vigilanza – guardie giurate, potrebbe calmierare i flussi ridistribuendo in maniera ordinata gli utenti che, anche nel loro interesse, dovranno avere la paziente intelligenza di attendere qualche minuto in più prima di utilizzare i mezzi di trasporto, trovandoci in una situazione di straordinaria necessità per la salvaguardia della salute pubblica.
Vi è, poi, ovviamente, l’impiego di tecnologie innovative sui sistemi per la gestione degli accessi di persone, che utilizzano dispositivi di conteggio, tracking e localizzazione, acquisiscono un valore aggiunto grazie alla possibilità di comunicazione tra oggetti di diversa natura, dotati di caratteristiche come portabilità, flessibilità, sensibilità al contesto e autoadattività.
Le applicazioni in grado di rilevare i dati dal mondo esterno ed esporli mediante l’utilizzo di web services rappresentano una nuova opportunità per diversi settori, dalla sanità (localizzazione e guida in ospedali) al commercio (tracking dei percorsi dei clienti all’interno di supermercati), ai grandi eventi pubblici (installazioni temporanee).
La sensoristica impiegabile in questi ambiti è di varia natura: si parte da semplici varchi a infrarossi per arrivare a termocamere capaci di rilevare oggetti caldi in movimento, rilevatori di presenza bluetooth, sensori biometrici.
L’uso di sistemi tecnologici, anche in wireless, garantirebbe senz’altro l’  aumento del comfort eliminando il sovraffollamento interno ai mezzi di trasporto e alle stazioni, potrebbe ridurre i tempi di percorrenza che sarebbero naturalmente più brevi per il minor numero di utenti in salita e in discesa, e migliorerebbe le generali condizioni di lavoro degli addetti alla guida, non solo con riduzione dei rischi da contatto col pubblico, ma anche con riduzione di tutti gli altri già noti fattori di disturbo quali rumori, voci, molestie verbali continue, fermate intermedie interminabili per via del transito disordinato di persone.
Il sistema dovrebbe essere collegato al monitor del conducente e alla centrale operativa per ragioni di monitoraggio e di sicurezza. Quando viene rilevata la capienza massima consentita, attraverso i su indicati sensori, l’autista può proseguire la corsa, con la chiusura automatica delle porte cui restano preposti i verificatori. Questo avviene già in molte città anche attraverso le cd. App. impostate su Smartphone e tablet di ultima generazione.
Si tratterebbe di misure temporanee e contingenti rispetto all’evento Coronavirus: nulla di eccessivo nè di straordinario per un’epoca come la nostra dedita all’uso incondizionato di tecnologia in ogni ambito. In questo caso, l’uso di questo tipo di tecnologia potrebbe essere davvero utile per la tutela di interessi pubblici generali legati alla prevenzione collettiva e alla salute pubblica, per il bene degli utenti e dei lavoratori più a rischio, con costi esigui e risultati già comprovati in altre situazioni di straordinaria necessità connotate da presenze in soprannumero.
Chiaro che ogni azienda deve fare fronte a precisi tempi procedurali per l’approntamento di sistemi all’avanguardia come quelli descritti e deve fare fronte anche ai vincoli di bilancio.
Tuttavia, un intervento di questo tipo sarebbe utile anche in termini di investimento con effetti positivi duraturi: a Roma, il problema del sovraffollamento dei mezzi pubblici è un fatto notorio costante; simili sistemi moderni di controllo dei passeggeri che vi accedono sarebbero uno strumento intelligente per far fronte ad un problema in verità ordinario, che cioè permane una volta passato il problema del Coronavirus.

Atac Spa, la più grande società del trasporto pubblico sul mercato europeo, dovrebbe essere il “biglietto da visita” per Roma Capitale ma errate politiche gestionali, protratte per oltre 20 anni, l’hanno condotta ad essere fanalino di coda per qualità e quantità del servizio pubblico offerto.
Paradossalmente, nonostante dichiarati positivi segnali di ripresa, ancora si leggono voci di bilancio discutibili per voci di costo esorbitanti: da gennaio 2018 al 21.02.2020 risultano pagati da ATAC Spa per incarichi e consulenze esterne esattamente 2.674.577,30€ !!!
Per non parlare degli stipendi stellari riservati tuttora ai dirigenti aziendali, a partire dal Direttore Generale Paolo Simioni ben remunerato con 220.000€ annuali!
Vi è stata, poi, l’introduzione della figura del Giornalista Caporedattore, tale Sgroi Maurizio, che percepisce la bellezza di 117.000€ annuali: quasi ATAC Spa fosse diventata la RAI di Roma, al punto da giustificare una spesa tanto ridicola per la figura di un Giornalista Caporedattore.
Altri stipendi esplosivi medi oscillano tra i 100.000€ e i 170.000€ annuali, dati resi pubblici sul sito della società e connotati da caratteristiche trascendentali, fuoriluogo e quasi grotteschi, voci di costo che non potrebbero in alcun caso giustificarsi né legittimarsi in una azienda in concordato preventivo che non investe, ancora oggi, in modo serio in sistemi di miglioramento delle condizioni di lavoro dei suoi subordinati e che dichiara di non avere fondi sufficienti per attivare sistemi all’avanguardia e utili al controllo dei flussi disordinati, smodati e, oggi più che mai, anche pericolosi – sui mezzi di trasporto.

A cosa potranno mai servire la consegna dei gel igienizzanti mani agli autisti e la sanificazione straordinaria dei mezzi pubblici quando sono, poi, loro riservati bagni chimici disastrosi e trasporto giornaliero di centinaia di persone massificate e addossate al loro posto guida?
A cosa potrà mai servire la “catenella” per impedire agli utenti di salire e scendere dalle porte anteriori del bus?

Misure a dir poco ridicole e, diciamolo, inutili ed anche un po’ comiche.

Va implementato, invece, un sistema di sinergie attive in cui vengono coinvolti lo Stato, la Regione Lazio, il Comune di Roma e l'azienda stessa, un sistema serio che sappia destinare al trasporto pubblico romano entrate vincolate all'obiettivo sicurezza e igiene per un reale rilancio del servizio secondo standard qualitativi migliori e più sicuri e sani per tutti i cittadini.

In realtà, a stare in trincea sono gli uomini e le donne “normali”, non certo i dirigenti e neanche gli impiegati...


Dott.ssa Gianna Elena De Filippis


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